Arriva in streaming, su Netflix dal 14 maggio, un film molto atteso del regista britannico Joe Wright con protagonista Amy Adams, La donna alla finestra. Il lungometraggio è basato sull’omonimo romanzo di A. J. Finn ed è un thriller di matrice hitchcockiana in cui la protagonista è una donna che soffre di agorafobia e vive isolata nella sua casa. La storia omaggia e prende spunto dal classico La finestra sul cortile e perciò il lungometraggio di Wright mantiene le stesse premesse di “tensione e suspense” per costruire una dramma personale intenso e ben costruito.
Anna Fox soffre di agorafobia perciò non esce mai dal suo palazzo. È sempre online con il telefono o con il computer e spia i vicini di casa. La sua vita cambia completamente quando assiste ad un efferato omicidio.
La donna alla finestra si muove come se fosse un occhio in costante movimento, come se la macchina da presa fosse un occhio umano che si muove per scrutare i luoghi e mettere a fuoco la vicenda. La cinepresa porta direttamente nel cuore della storia attraverso carrelli, dolly, zoomate e “occhi” esterni come i riflessi delle finestre, dei bicchieri e della macchina fotografica interna della protagonista. C’è il lato voyeuristico e tutte queste componenti di “attesa” generano tensione e accrescono la suspense e il climax emotivo. Questi aspetti diegetici di costruzione narrativa sono tutti omaggio al cinema di Alfred Hitchcock (per qualche secondo, uno spezzono de La finestra sul cortile appare sul grande schermo), ma allo stesso tempo, a livello di storia, la pellicola sceglie una strada completamente diversa per giustificare il suo svolgimento. Il thriller, l’omicidio, alla fine diventa quasi un pretesto per presentare un dramma intenso di una donna che all’improvviso si ritrova bloccata in casa con l’agorafobia. C’è un mistero di fondo personale, privato da svelare e ci sono tanti elementi di contorno tipici del genere mistery che incuriosiscono e fanno mantenere alta la concentrazione dello spettatore che deve rimanere vigile per scrutare ogni minimo dettaglio. Non solo per svelare l’omicidio, ma per incastrare tutte le caselline sulla vita di questa donna che vive reclusa in casa e scruta le vite delle persone esterne dalla sua finestra.
La cinepresa è quasi la rappresentazione della protagonista, un vetro che serve a mostrare il suo stato d’animo, a scrutare al di là della finestra e filtrare la sua vita. Lo spettatore vive un perenne stato di tensione in quanto assiste in prima persona ai timori di Anna e allo stesso tempo assiste immobile ad un efferato omicidio. Quindi, a livello di messinscena c’è un costante dialogo tra spettatore-film poiché viene creato una sorta di comunicazione, di “Ponte” per assistere direttamente all’interno intreccio narrativo. Non si vive la storia in modo distaccato ma ci si viene catapultati al suo interno e precisamente si vive il tutto come se si fosse la protagonista. Inoltre, viene strutturata come se fosse una sorta di prospettiva di Anna e quindi il suo sguardo è filtrato da schermi e composto da momenti di poca lucidità dovuti ai farmici che la donna assume per la sua fobia. Ci sono echi di un passato tormentato e riverberi di una vita passata con il marito e la figlia. Tanti dettagli che si snocciolano man mano che la storia evolve. Una pellicola è costruita sui microdettagli che giocano sullo sguardo, sulla prospettiva poiché tutto acquisisce una logica differente se si trova il modo giusto di guardare. Ogni elemento mostrato nel film serve ad un determinato scopo e nulla viene lasciato al caso. Lavora sulla potenza dell’occhio, dello sguardo e sulla veridicità.
Wright non copia Hitchcock ma ne omaggia le opere con una storia che richiama le atmosfere del Maestro del Brivido ma che si discosta sostanzialmente dalle tematiche. Ci sono contaminazioni di genere che servono per raccontare una duplice storia; infatti La donna alla finestra è sia un thriller sofisticato, fatto di minuziosi dettagli che hanno lo scopo di far luce su un omicidio e sia un dramma personale in quanto la protagonista deve superare un trauma passato e ritornare ad apprezzare la vita. L’omicidio è il pretesto per smuovere la vita della persona e farle superare la fobia. Thriller, mistery, suspense, dramma, horror, sono tutti generi ibridati in una pellicola dal ritmo forsennato che mette in scena un costante senso di smarrimento e lavora in un perpetuo stato di paura.
La donna alla finestra è un ottimo prodotto cinematografico che omaggia pellicole cult del Maestro Alfred Hitchcock per dare vita ad un thriller raffinato, dal ritmo accattivante, che intrattiene e colpisce. Puro intrattenimento per una pellicola che non brillerà per originalità ma che si rivela efficace e lavora molto bene nel mostrare una protagonista fragile che vive in un costante smarrimento ed è immersa nella paura. Non solo di uscire di casa ma di vivere e di svoltare la sua vita. Ottimo sotto il comparto tecnico ed attoriale con una sceneggiatura che non sempre è così limpida e ben strutturata ma che si rivela soddisfacente per sfaccettare e fornire alla sua protagonista un arco narrativo completo, comprensibile e d’impatto. Per la sua natura di prodotto derivato non si rivela un capolavoro, ma rimane sicuramente un ottimo prodotto cinematografico da gustarsi tutto di un fiato.
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